Moss Graffiti, la libertà di comunicare con il muschio

Risale ormai a quasi quattro anni fa il progetto Mossenger di Anna Garforth che introduceva un nuovo mezzo di comunicazione per la civiltà contemporanea altrettanto immediato dei media digitali, ma in un certo senso ancora più rivoluzionario: i murales e i messaggi realizzati con il muschio (moss in inglese) sui muri abbandonati delle megalopoli.

Partiva così un tam tam, stavolta non in rete, ma nel fitto reticolato delle giungle urbane contemporanee, fatto di vivide pennellate di verde, veri e propri shock cromatici in grado di risvegliare le nostre coscienze sopite dal grigiore del cemento. Angoli nascosti, luoghi disabitati, periferie stranianti di metropoli occidentali come Londra e New York hanno così cominciato a riempirsi di forme d’arte viva come gli “animali” e le “figure umane” di Edina Tokodi da toccare, annusare, curare, oltre che ammirare.

La popolarità dei moss graffiti è cresciuta in questi anni non solo come forma di arte urbana o in alcuni casi di “outdoor advertising”, ma come vero e proprio mezzo di comunicazione sostenibile urbana di massa. Il segreto del loro successo è la possibilità che offrono alla gente di dare libero sfogo alla propria fantasia e alla voglia di rendere più umano e vivibile lo spazio in cui abita.

Si tratta infatti di una tecnica di guerrilla gardening tanto geniale quanto semplice. Bastano pochi ingredienti per preparare il composto alla base dei moss graffiti, che troviamo probabilmente già in casa: yogurt, birra, zucchero, acqua e naturalmente il muschio, meglio se fatto in casa (ecco ad esempio la ricetta proposta da guerillagardening.net).

Dopo aver preparato la propria vernice naturale, basta armarsi di un pennello (se si preferisce anche di uno stencil) e cercare l’angolo adatto per comporre il proprio messaggio verde o liberare la propria creatività. Innaffiato con costanza, il nostro capolavoro erboso crescerà nel giro di pochi giorni sotto i nostri occhi.