L’insostenibile inefficienza delle app gratuite

Le app più energivore? Quelle gratuite

E’ partito il conto alla rovescia per la presentazione di Eprof (abbreviazione di ‘energy profiler’), il software sviluppato dai ricercatori della Purdue University che consentirà di misurare i consumi energetici delle app degli smartphone. L’evento avrà luogo alla conferenza EuroSys2012, che si terrà dall’11 al 13 aprile a Berna, in Svizzera. I sistemi di monitoraggio dei consumi energetici di app e siti internet sono un tassello fondamentale del Green IT: in prospettiva, questi software consentiranno ai programmatori una progettazione molto più efficiente ma permetteranno anche agli utenti di tenere sotto controllo i propri consumi e dunque l’impatto derivante dall’utilizzo delle tecnologie digitali, di individuare le azioni online od offline più appropriate per ridurlo o azzerarlo e di condividere le loro esperienze con gli altri utenti.

Eprof (di cui dovrebbe essere rilasciata una versione open source) è stato ad esempio utilizzato per un’analisi comparativa dei consumi di varie app che utilizziamo per informarci, giocare o intrattenere relazioni con i nostri amici (come Angry Birds, Facebook, l’app del New York Times e FreeChess). L’esame è stato condotto su smartphone dotati di sistema operativo Android, e ora i ricercatori della Purdue University stanno adattando il software anche Windows Phone. Apple non si è smentita e ha vietato i test sull’iPhone. I primi risultati parlano chiaro: bocciate senza appello le app gratuite, che sono le più energivore.

La colpa è dei messaggi pubblicitari integrati nel loro codice che sono responsabili di gran parte (fino al 65%-75%) del loro consumo energetico. Un caso emblematico è Angry Birds: secondo la ricerca solo il 20% dell’energia utilizzato dalla versione gratuita di questa app serve a far funzionare il popolare giochino. Il 45% è invece sprecato per geolocalizzare l’utente e inviargli advertising contestuale. Oltre un quarto del consumo è infine assorbito al cosiddetto effetto “3G tail”, cioè un prolungamento della connessione di circa 10 secondi dopo il download. Non c’è perciò da stupirsi se la batteria dello smartphone finisce subito a secco. Il problema, evidentemente, non è l’utilizzo della pubblicità ma una progettazione inefficiente. Un sistema come Eprof può aiutare a correggere i “bachi” all’origine degli sprechi.