Le aziende Ict ai primi posti dell’innovazione climatica

Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione si tingono sempre più di verde. La conferma arriva anche dal consueto appuntamento con la classifica Climate Innovation Indexes di Maplecroft, in cui le compagnie Ict si guadagnano le prime posizioni. Il CIIs è ormai diventato uno strumento fondamentale per misurare il livello di “sensibilità” delle multinazionali americane nei confronti dei cambiamenti climatici e monitorare le azioni da loro intraprese per fronteggiarli: dalle strategie di adattamento al clima impazzito alla mitigazione dei rischi che comporta, passando dalla riduzione delle emissioni di CO2.

L’analisi – che classifica le 360 più grandi compagnie americane in base a 100 criteri (tra cui ad esempio l’adozione di processi produttivi ecocompatibili o la capacità di fronteggiare l’impatto degli eventi climatici estremi in tutto l’arco della ‘supply chain’) – assegna un valore particolare all’innovazione. Lo studio, giunto alla terza edizione, ingloba 37 nuove compagnie: e anche questo è un dato da sottolineare in quanto è la dimostrazione che cresce l’attenzione delle compagnie a stelle e strisce per le emergenze ambientali del terzo millennio in grado di incidere profondamente sui loro business.

In particolare, “I cambiamenti climatici influiranno in modi inattesi, modificando la domanda dei prodotti esistenti in relazione del loro impatto sul clima e determinando una domanda di innovazione nei processi di produzione, nella logistica, nelle modalità di utilizzo e di riciclo”, spiega Kevin Franklin, direttore di  Maplecroft. Che aggiunge: “Con una regolamentazione delle emissioni sempre più stringente negli Usa, le imprese dovranno innovare o saranno lasciate indietro”.

L’innovazione climatica è, insomma, destinata a diventare un vero e proprio ‘asset’ delle società del futuro
. Consapevolezza, quest’ultima, che è a un livello particolarmente elevato nelle compagnie Ict, come dimostrano i loro piazzamenti nell’indice CIIs.

Se ad aggiudicarsi la vetta è General Electric, grazie all’iniziativa ecomagination (un programma incentrato sulla ricerca di strategie di business sostenibili in cui GE ha investito 5 miliardi di dollari in 5 anni), sono ben 5 i colossi Ict nelle prime venti posizioni. Prima della categoria è Intel (5° posto), seguono Autodesk (10°), Lexmark (15°), Advanced Micro Devices (18°) e Applied Materials (20°). Scorrendo la classifica, sorprende l’esclusione dalla top 20 dei colossi di internet Google e Yahoo!, che invece trionfano nel ranking di Greenpeace Cool IT sui provider internet con strategie più avanzate nel Green Web.

Non sono nemmeno presenti nella Top 100, dove invece figurano, per citare i più conosciuti, Xerox (36°), Emc (41°), Verizon (50°), Hewlett-Packard (52°), AT&T (53°), IBM (59°), Cisco (60°), Dell (66°), Motorola (69°), Texas Instrument (71°) e persino Apple (94°), bocciata da Greenpeace e indicata invece da Maplecroft come una vera e propria campionessa dell’LCA (Life Cycle Assessment), l’analisi cioè dell’impatto ambientale di un prodotto lungo l’intero ciclo vita, dalla “culla alla tomba”. Per trovare BigG e il suo rivale Yahoo! bisogna scendere fino a, rispettivamente, il 153° posto e al 206° posto. Adobe fa anche peggio piazzandosi in 224esima posizione.