Cambiare attraverso la competizione

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Non passa giorno senza che l’allarmismo di tv e media non ci sbatta sotto gli occhi una nuova minaccia: riscaldamento globale, guerre, scarsità di cibo e di risorse in un mondo sempre più affollato, crisi energetiche e crisi finanziarie. La tecnica utilizzata è la stessa da sempre: terrorismo psicologico di massa. Ma la strategia dell’ansia serve a cambiare le cose? Ultimamente, le cassandre del clima impazzito hanno lasciato il posto ai bollettini della crisi economica: decine di imprese che chiudono ogni giorno, perdita di migliaia di posti di lavoro, disoccupazione giovanile alle stelle. Una paura segue sempre a un’altra. Ma poi le cose cambiano davvero?

La paura, come si dice, fa novanta. Ma è a zero quando si tratta di modificare lo status quo. Un esperimento condotto dal Design Lab della Facoltà di Architettura, Design e Progettazione dell’Università di Sydney dimostra invece l’efficacia della competizione nello stimolare comportamenti virtuosi  nelle persone. Il progetto “Comparative Feedback in the Street: Exposing Residential Energy Consumption on House Façades” ha coinvolto da ottobre a novembre 2010 undici famiglie di Darlington, Sydney. A cinque di loro (Gruppo A) è stata montata una grande lavagna sulla facciata della propria casa. Per farci cosa? Mostrare ai vicini la variazione in percentuale dei consumi elettrici rispetto al giorno precedente e il piazzamento ottenuto rispetto alle altre abitazioni nella classifica del risparmio.

Tre famiglie (Gruppo B) hanno invece ricevuto solo un display digitale per il monitoraggio dei propri consumi, ma non la lavagna attraverso cui confrontare le proprie performance con i vicini. E le restanti tre (Gruppo C) nemmeno il sistema di monitoraggio.  Risultato: dopo sette settimane le famiglie che hanno partecipato alla “gara” hanno ottenuto un risparmio energetico medio settimanale del 2,5% a fronte dell’1% del secondo gruppo e di appena lo 0,5% del terzo. Morale: nemmeno la prospettiva di un risparmio è una motivazione forte quanto quella di primeggiare sul prossimo. E a confessarlo sono le stesse famiglie che hanno partecipato al test.

La lotta agli sprechi energetici passa insomma dalla trasparenza e dal confronto. E se nell’essere “green” le persone scorgessero anche un mezzo per migliorare la propria immagine nei confronti degli altri? E se avere una buona reputazione ecologica portasse vantaggi economici ma ma anche sociali?

Queste possibilità sono studiate da un altro progetto di ricerca, denominato “Digital Environment Home Energy Management System” (DEHEMS), finanziato dall’Unione europea. Il progetto studia come la tecnologia possa aiutare a migliorare l’efficienza energetica domestica: i test sono condotti nei cosiddetti “living labs” (in cinque città: Birmingham, Bristol e Manchester nel Regno Unito; Plovdiv e Ivanovo in Bulgaria).

In pratica anche in questo caso i protagonisti sono cittadini e utenti comuni che condividono le loro esperienze di consumo. Lo scopo di chi vive nei “living labs” è imparare a risparmiare l’energia e a ridurre la spesa delle bollette. Al loro servizio hanno le tecnologie digitali più avanzate. I risultati sono interessanti: si conferma anche in questo caso che quando i consumatori ricevono informazioni sul proprio consumo energetico, e possono condividerle e confrontarle con i vicini e la famiglia, sono più propensi a modificare il proprio comportamento e ad adottare strategie più risparmiose.

Nei living labs i dati sui consumi giungono praticamente in tempo reale e possono essere visualizzati su tv, smartphone, pc per essere poi condivisi sui social network. Al centro dell’indagine di DEHEMS c’è insomma lo studio del potenziale della personalizzazione della lotta agli sprechi energetici e in generale ai cambiamenti climatici, un approccio che potrebbe essere adottato in un futuro non lontanto con l’introduzione di vincoli ai gas serra  anche per i singoli individui. Quando non inquinare potrebbe permetterci di accumulare crediti che poi potremo forse addirittura monetizzare.