Apple rinuncia al marchio ambientale per tutta la gamma Mac

I prodotti della Mela morsicata saranno sempre più leggeri, ultrasottili e compatti: ma l’ossessione per la purezza del design richiede ormai qualche adeguamento anche agli standard di ecocompatibilità. Per questo Cupertino ha preso la decisione (immaginiamo sofferta) di rinunciare, almeno per il momento, a un importante marchio ambientale americano, nell’attesa magari che i suoi requisiti si addolciscano un po’, adattandosi di più alle linee morbide dei suoi notebook.

I prodotti della Apple non saranno più presenti nei registri dell’Epeat (acronimo di Electronic Product Environmental Assessment Tool), come ha comunicato la settimana scorsa lo stesso ente per la certificazione ambientale dei prodotti elettronici molto autorevole negli Stati Uniti e uno dei principali al mondo per l’elettronica di consumo. Si tratta in tutto di 39 dispositivi tra desktop computer, monitor e laptop, in pratica tutta la gamma Mac, comprese le passate versioni del  MacBook Pro e del MacBook Air.

Come mai questa improvvisa virata anti-green, che farà di sicuro arrabbiare le associazioni ambientaliste? La ragione è presto detta: il trend nello sviluppo del design non si accorda più con i criteri dell’Epeat (tra cui riduzione/eliminazione di materiali nocivi per l’ambiente, risparmio energetico, smaltimento del prodotto a fine a vita e, a questo proposito, per l’appunto un design che faciliti il più possibile questa operazione e il riciclaggio dei componenti), ha spiegato Robert Frisbee, CEO dell’organizzazione, che non ha nascosto tutto il suo disappunto per la decisione di Cupertino dal momento che, come ricorda, la Apple era un importante sponsor dell’istituzione, anche perché ha contribuito a crearla.

Ma tra display sempre più sottili e la tendenza costante a ridurre le dimensioni dei device, non potrà più rispettare le regole stringenti dell’Epeat, soprattutto in materia del disassemblamento del prodotto a fine vita. E invece di adeguarsi, preferisce restare senza certificazione ambientale (in fretta e furia rimossa anche dalle comunicazioni di green marketing sul proprio sito), ma gira voce che Cupertino stia già ragionando su un nuovo standard da fare adottare con l’accordo degli altri produttori forte del suo predominio assoluto in materia di design.

Il nuovo bollino ‘verde’ dovrebbe rispecchiare maggiormente le nuove politiche di progettazione della Mela, che vanno verso l’esasperazione della compattezza ed esaltano ancor più l’eleganza dello stile, includendo dispositivi ancora non coperti da marchio ambientale, come l’iPhone, iPod  e iPad e aprendo le porte della certificazione ambientale anche al futuro iPad mini e al MacBook Pro “Retina” lanciato di recente.

Sarebbe proprio quest’ultimo alla base della decisione della Mela di uscire dall’Epeat. Il laptop è stato passato ai raggi x da iFixit.com, un sito che fornisce consigli utili su come riparare computer e gadget elettronici. Secondo il suo co-fondatore Kyle Wiens, il MacBook Pro con il display ad alta risoluzione “Retina” è praticamente impossibile da smontare: la batteria è incollata al case come il display al suo supporto. Il capo dell’Epeat, Robert Frisbee, osserva che la struttura del prodotto non lo avrebbe reso idoneo alla certificazione, per questo Apple non lo ha nemmeno presentato. “Se la batteria è incollata al case, significa che non possono essere riciclati né il case né la batteria”. Ma c’è di più: anche semplicemente riparare l’MBP Retina risulta problematico, se non impossibile, tanto da meritarsi da iFixit lo score più basso per quanto il grado di riparabilità: 1 su 10.