Facebook vs Facebook
Noblesse oblige, dice un antico detto francese. Anche la nobilità ottenuta repentinamente da una visibilità planetaria forte di oltre 500 milioni di utenti. Parliamo naturalmente di Facebook, il social network più amato e cliccato del web, al quale Greenpeace alcuni mesi fa ha sbattuto in faccia l’ ‘obbligo morale’ di convertirsi alle fonti di energia rinnovabile. Per l’enorme flusso di informazioni, streeming video e foto condivise, che la attraversano ogni giorno, la creatura di Mark Zuckerberg è infatti costretta a divorare quantitativi di energia sempre maggiori: anche se Facebook non confessa quanta energia consuma, agli attuali ritmi di crescita, i data center e i network di telecomunicazione, due componenti ‘chiave’ della nuvola informatica da cui il social nework dipende, consumeranno, secondo i calcoli di Greenpeace, 1.963 ore miliardi di kWh entro i prossimi dieci anni, più del triplo del loro attuale consumo e più dell’attuale consumo di Francia, Germania, Canada e Brasile messi insieme.
Un problema evidenziato dall’associazione ambientalista nel rapporto pubblicato di recente Make IT Green, in cui si sottolinea tra l’altro che i servizi web sono spesso alimentati ancora con fonti fossili: per questo il ‘cloud computing’ si sta rivelando una vera e propria bomba climatica a orologeria, che può essere disinnescata solo passando a forme di energia pulita. Proprio Facebook, che dovrebbe dare il buon esempio “per la sua posizione unica in grado di esercitare una reale influenza e guidare la rivoluzione energetica sul web” – attacca Greenpeace – fa invece un grande affidamento sulle fonti fossili inquinanti. La sua scelta di rifornirsi dalla Pacific Power, società dell’Oregon che produce elettricità prevalentemente dal carbone, è finita al centro delle polemiche dopo l’annuncio a febbraio della decisione di costruire sempre in Oregon, a Prineville, il più grande centro dati del mondo. A poco sono servite le garanzie offerte dal social network sull’uso delle tecnologie più efficienti attualmente disponibili: la campagna lanciata da Greenpeace per convincere Facebook a passare alle rinnovabili sta avendo un enorme successo. Anche perché è combattuta con le sue stesse armi: un gruppo lanciato sul social network che ha raggiunto ormai 500mila persone. E che non fa sconti: l’amato Facebook deve funzionare con energia 100 per cento rinnovabile.
Curiosità. Ieri il direttore esecutivo di Greenpeace, Kumi Naidoo, ha inviato una lettera direttamente a Mark Zuckerberg in cui indica in una serie di punti le azioni che Facebook dovrebbe intraprendere per essere energeticamente responsabile e diventare così il modello virtuoso del web. Ne è nato un gustoso botta e risposta.
Nella sua lettera Naidoo punzecchia il fondatore di Facebook facendogli notare che Google e altri colossi dell’IT hanno già cominciato a cambiare le proprie abitudini energetiche avviando una serie di accordi per l’acquisto di quantitativi sempre più cospicui di energia pulita.
Barry Schnitt, responsabile della comunicazione di Facebook, ha replicato (la risposta si trova tra i commenti al post di Naidoo) facendo notare che nemmeno Greenpeace è proprio pura al 100 per cento. Schnitt ricorda che l’associazione ambientalista ha ammesso di recente di avere alcuni server in un data center in affitto in Virginia. Ebbene, secondo le stime di un reporter locale, questi server sono alimentati da un mix composto per il “46 per cento da carbone, il 41 per cento da nucleare, l’8 per cento dal gas naturale e appena il 4 per cento da fonti rinnovabili”. Insomma, come dire, chi è senza peccato, scagli la prima pietra. A lui ha controreplicato Gary Cook, responsabile politico di Greenpeace, che ha fatto notare che se tutti devono fare di più in tema di ‘green web’, a maggior ragione Facebook che è “un consumatore di energia di livello industriale”.
Critiche meritate per Greenpeace? A quanto pare sì, in quanto come ricorda il Guardian era stata proprio l’associazione ambientalista ad ammettere all’inizio dell’anno che gran parte dei propri centri dati sono alimentati con un mix prevalentemente basato su carbone ed energia nucleare. Tuttavia, aveva aggiunto che utilizza energia rinnovabile il più possibile, compensando ad esempio l’energia consumata per i propri siti collocati ad Amsterdam e utilizzando energia eolica per i suoi server di Washington.



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